martedì 24 novembre 2015

La crème Assida aux noisettes (Tunisia)


La crème Assida è un dessert tipicamente tunisino, può essere a base di nocciole come questa o di pinoli del pino di Aleppo, sempre sormontate da una delicata crema pasticcera e decorata nella maniera tradizionale con frutta secca. Tuttavia in alcuni blog tunisini per la decorazione utilizzano anche frutta fresca.




Ingredienti: (per 10 coppe abbondanti)

Per la crema alle nocciole

  • 500 gr di nocciole
  • 280 gr di zucchero semolato
  • 170 gr di farina 00
  • 1,650 lt di latte intero
  • 10 cl di acqua di rose (io ne ho utilizzati 2 tappini)

Per la crema pasticcera "Krima halwani"
  • 4 tuorli d'uovo
  • 4 cucchiai colmi di amido di mais
  • 7 cucchiai di zucchero semolato
  • 1 lt di latte intero 
  • 10 cl di acqua di rose (io ne ho utilizzati 2 tappini)
Per decorare
  • mandorle, noci, nocciole, pistacchi, pinoli ma anche piccoli confetti di zucchero
Iniziate a preparare la crema alle nocciole.
Tostate le nocciole in forno, poi spellatele sfregandole in un panno e passatele al mixer per ottenerne una polvere sottile o addirittura una crema.

Mettetela ora in una casseruola con il latte e lasciatela per 2 ore affinchè le nocciole sprigionino tutto il loro sapore.

Trascorse le 2 ore aggiungete lo zucchero e la farina mescolando con una frusta perché non si formino grumi, mettete sul fuoco a fiamma moderata e quando comincia a bollire aggiungete l'acqua di rose e quindi togliete dal fuoco. 

Mentre la crema alla nocciola di raffredda preparate la crema pasticcera come solito, quando è giunta ad ebollizione aggiungete l'acqua di rose e spegnete il fuoco.

Nella ricetta che ho seguito ad una piccola quantità di crema pasticcera calda (circa 2 cucchiai per persona) hanno aggiunto della cioccolata al latte facendola sciogliere.

Iniziate quindi a montare le porzioni versando nei bicchieri prima la crema alle nocciole, quindi la crema al cioccolato e per finire la crema pasticcera.



Questo nelle ricette non lo specificano, ma se volete che gli strati di crema al cioccolato e crema pasticcera rimangano ben distinti è meglio far raffreddare in freezer per un pò i bicchieri prima di aggiungere per ultima la crema pasticcera. Io non l'ho fatto e la crema al cioccolato intorno al bicchiere ha inglobato la pasticcera.

In ogni caso fate raffreddare le coppe in frigorifero per una notte.

Quando le creme si saranno rassodate decoratele con frutta secca intera o ridotta in polvere a vostro piacimento creando i disegni che più vi piacciono.






Ricetta destinata all'Abbecedario culinario mondiale che per la Tunisia è ospitato nel mio post.


sabato 21 novembre 2015

Gâteaux aux pistaches, la straordinaria pasticceria di Sfax (Tunisia)


Se su Internet cercherete la "pâtisserie sfaxienne" avrete modo di trovare tra le immagini meravigliosi vassoi di pasticcini che affascinano per i loro colori e le loro forme.
Sfax è una città tunisina, situata sulla costa orientale del paese a circa 270 km da Tunisi.
Famosa per la coltivazione degli ulivi ha pian piano affiancato a questa anche la coltivazione di pistacchi e mandorli che ha fornito materie prime preziose per la produzione di pasticceria.
Come l'ha definita un giornale on line "la pasticceria tunisina è un vortice di sensazioni".
In essa si rispecchia il carattere del paese, mediterraneo ma con influenze orientali e berbere.
Fra tutte queste meraviglie, croccanti o morbide, cotte al forno o fritte oppure crude, cremose o sotto forma di torta, ognuno potrà trovare il pasticcino perfetto per i propri gusti.
Anche se a Sfax esistono molte pasticcerie famose per una produzione di alta qualità, questa è ancora tutta affidata alla straordinaria manualità delle donne che permette di ottenere delle creazioni che sono delle piccole opere d'arte.
La frutta secca la fa da padrona: pistacchi, mandorle, nocciole, pinoli di Aleppo, noci, sesamo, abbinati agli aromi di rosa canina, di fiori d'arancio o di rosa, diventano dei piccoli capolavori.

Mi sono voluta cimentare in questi piccoli scrigni di pistacchi, semplici nell'impasto ma dove l'inventiva e la capacità manuale sono importantissime. 
Infatti mi sono limitata a realizzarli nelle forme più semplici, anche se accattivanti, comunque già gustosissimi. Con grandi quantità di frutta secca vi potrete anche lanciare nella confezione dei pasticcini più complicati, saranno sicuramente un successo.

Ingredienti: (per circa 30 pasticcini)
  • 300 gr di pistacchi ridotti in polvere
Per lo sciroppo
  • 10 cl di acqua
  • 150 gr di zucchero semolato
  • 1 bustina di zucchero vanigliato (facoltativa)
  • un tappo di acqua di rose o di acqua di fiori d'arancio
Per guarnire
  • pinoli, mandorle intere ed a lamelle, pistacchi (circa 100 gr di ciascun tipo o anchee più per le realizzazioni più complesse)
Per prima cosa dovete macinare i pistacchi riducendoli in polvere.

Iniziate a preparare lo sciroppo unendo all'acqua lo zucchero ed a fuoco basso fatelo sobbollire per 10 minuti senza girarlo con il cucchiaio. Fuori dal fuoco aggiungete l'acqua di rose (o di fiori d'arancio) e lasciate raffreddare.



Unitelo quindi ai pistacchi in polvere poco per volta, aiutandovi con un cucchiaio e poi lavorandolo con la mano.

Fatelo riposare 15 minuti in frigorifero. Se dopo il riposo fosse troppo morbido fatelo riposare ancora un pò coperto con un panno a temperatura ambiente ma se ciò non bastasse a renderlo più consistente aggiungete ancora un pochino di polvere di pistacchi. Se invece fosse troppo duro aggiungete qualche goccia di sciroppo di zucchero o anche solo di acqua di rose (o di fiori d'arancio).


Formate quindi delle palline della grandezza di una pallina da ping pong e date la forma che preferite ispirandovi ai miei pasticcini o a quelli che potrete vedere in Internet. Decorate di conseguenza con pinoli, pistacchi interi o divisi a metà, mandorle a lamelle...date sfogo alla vostra immaginazione.



Potrete anche utilizzare piccoli confetti o piccole decorazioni di zucchero per completare la realizzazione.





Questi hanno come protagonista il pistacchio, ma con lo stesso metodo potrete ottenerne con farina di mandorle o di nocciole e potrete anche decorarli con piccoli dettagli in pasta di zucchero bianca.

Ricetta destinata all'Abbecedario culinario mondiale che per la Tunisia è ospitato nel mio post.

venerdì 20 novembre 2015

La torta nera brianzola per la cucina del recupero



Per riutilizzare il pane raffermo ci sono tanti modi: tra i piatti salati nelle polpette, nella panzanella, nelle zuppe, nei crostini, ma questa volta volevo fare un dolce.
Non sono andata troppo lontano per scovare questa ricetta, mi sono fermata nella Brianza lombarda a nord di Milano.
Si tratta di un dolce povero della tradizione contadina che si otteneva dando fondo a tutti gli avanzi della dispensa, dal pane raffermo ai biscotti non più fragranti che insieme al latte ed a ciò che si aveva a disposizione davano vita ad un dolce buonissimo sia per i piccoli che per i grandi.
Così come sono tanti i nomi con cui viene chiamato (torta nera, turta de lacc, turta de michelac, turta di paisan, paciarella, torta dei morti) così sono tante le ricette che cambiano di famiglia in famiglia e secondo quello che si ha. 
La base è sempre il pane vecchio, il latte e lo zucchero a cui aggiungere amaretti o biscotti secchi, cacao, uvetta, canditi, pinoli, liquore all'anice se non è destinato ai più piccoli, uova, spezie (cannella, noce moscata, zenzero, chiodi di garofano), scorza di arancia o di limone ed un pò di burro.
Tutto rigorosamente secondo i propri gusti e ciò che si ha.

Io vi dò la lista degli ingredienti tenendo presente che tranne per il latte, il pane, il burro e le uova gli altri potranno variare nella quantità secondo i vostri gusti(ad esempio più o meno dolce) o sostituirli (ad esempio utilizzare altra frutta secca o canditi e sostituire il cacao con il cioccolato fondente fuso). 

Ingredienti: (per una tortiera da 24 cm di diametro)

  • 1 lt di latte intero
  • 300 gr di pane raffermo
  • 200 gr di amaretti sbriciolati
  • 100 gr di uva passa
  • 100 gr di pinoli
  • 100 gr di cacao amaro
  • 2 uova 
  • 100 gr di zucchero
  • 40 gr di burro fuso
  • 1/2 cucchiaino di cannella in polvere
  • 1/2 cucchiaino tra noce moscata grattugiata e zenzero in polvere
  • 2 chiodi di garofano
  • scorza grattugiata di un'arancia
  • un cucchiaio di liquore all'anice 
  • un pizzico di sale
La preparazione è molto semplice. Riscaldate il latte con i chiodi di garofano fino quasi all'ebollizione, eliminate di chiodi di garofano e lo versate sul pane raffermo tagliato a cubetti lasciando riposare diverse ore perché il pane assorba bene il latte, anche tutta la notte in frigorifero coperto con pellicola.
Fate rinvenire l'uva passa in acqua calda e quindi strizzatela.
Con una forchetta schiacciate bene il pane (la tradizione vuole che si lavori con le mani) quindi in successione aggiungete gli altri ingredienti amalgamandoli con un cucchiaio di legno e per ultimi tutta l'uva passa e i pinoli lasciandone da parte una manciata.



Versate quindi l'impasto in una teglia rivestita di carta da forno, livellate la superficie e cospargete i pinoli lasciati da parte.



Fate cuocere in forno preriscaldato a 180° per 1 ora, controllando con uno stecchino che dovrà uscire appena ombrato di cacao. Questo perché la torta dovrà avere la superficie croccante ma l'interno morbido ed umido.

Fatela raffreddare nella teglia prima di sformarla e cospargetela di zucchero a velo.




Sembra che sia migliore se si lascia riposare un giorno in frigorifero avvolta in pellicola perché si da modo a tutti i sapori di fondersi. 

Alla prossima!  =^-^=

venerdì 13 novembre 2015

Kaak warka, le ciambelline con ripieno di mandorle ed il thé alla menta del Maghreb (Tunisia)



I dolci che ho voluto realizzare sono una delle specialità della pasticceria tunisina che comprende delle piccole meraviglie di golosità. 
Sono i kaak warka, delle ciambelline formate da un ripieno di farina di mandorle mista a zucchero ed aromatizzata da profumatissima acqua di rose avvolto in una sottile sfoglia di farina, burro ed acqua.
Potrebbe sembrare semplice leggendo gli ingredienti, ma mi sono resa conto che per realizzare le specialità della loro pasticceria è indispensabile la grande abilità delle donne tunisine, anche se spesso i dolcetti che creano non sono neppure cotti.
E' proprio vero, spesso nella semplicità sta la difficoltà maggiore.

La storia di questi dolci è avventurosa e la loro origine è andalusa.
Nel 1492 dopo che il regno di Granada (ultimo regno musulmano nella
penisola iberica) fu conquistato dai cattolici, la popolazione musulmana, i moriscos, decisero di fuggire in Tunisia, ma prima della partenza vendettero tutti i loro gioielli e li trasformarono in bracciali. Ricoprirono questi bracciali con della pasta fine e profumata ed i loro inseguitori pensarono fossero provviste per il viaggio.
Giunti in Tunisia, in particolare a Zaghouan, decisero di continuare a preparare dei dolcetti che ricordassero quelli che avevano permesso loro di fuggire da Granada con tutte le loro ricchezze.

Il distillato di rosa canina della regione di Zaghouan con il suo profumo è uno degli ingredienti di questi dolci la cui ricetta le donne tunisine tramandano di generazione in generazione con passione. 

Ingredienti: (per circa 20 Kaak warka)

Per la sfoglia

  • 250 gr di farina
  • un pizzico di sale
  • 125 gr di burro fuso
  • 100 ml di acqua tiepida 
Per il ripieno 
  • 250 gr di mandorle ridotte in polvere
  • 150 gr di zucchero a velo
  • 20 ml di acqua di rose

Per prima cosa preparate il ripieno mescolando in una ciotola le mandorle tritate finemente con lo zucchero a velo e l'acqua di rose versata poca per volta fino ad ottenere un composto omogeneo.
Disponetelo quindi sul piano di lavoro e ricavatene dei cilindretti di 4 mm di diametro, copriteli con un tovagliolo o della pellicola e lasciateli da parte.


Ora passate a preparare l'impasto per la sfoglia.
Fate fondere ed intiepidire il burro.
In una ciotola mescolate la farina con il sale, aggiungete quindi il burro fuso e l'acqua tiepida poca per volta, lavorando l'impasto con la mano.





Se dovesse risultare troppo morbida aggiungete ulteriore farina ma sempre pochissima per volta. Se al contrario dovesse risultare troppo dura aggiungerete altra acqua tiepida sempre un goccio per volta.
Lavorate l'impasto sul piano di lavoro (meglio se di marmo) e quando ha una struttura bella liscia e compatta suddividetelo in tante palline grandi come un mandarino e copritele con un canovaccio o della pellicola. Se durante la preparazione dovessero seccarsi lavoratele nuovamente dopo aver immerso le dita nell'acqua tiepida.
Lasciatele riposare in frigorifero una ventina di minuti.


Nel frattempo portate a sobbollire  dell'acqua in una pentola. 
Con un mestolo forato ponete una palla d'impasto per 2 secondi nell'acqua, tiratela fuori e lavoratela con le mani.
Questa operazione dovrete ripeterla 5 - 6 volte, immergere e lavorare nuovamente con le mani per darle elasticità.

  
La foto mentre lavoravo la pasta tra un'immersione e l'altra con le mani sporche non sono riuscita a farla. :(

Ora sul piano di lavoro leggermente infarinato con le mani schiacciate leggermente la palla, poi stendete l'impasto cospargendolo appena di farina aiutandovi con il mattarello e formando un rettangolo di 10 cm di larghezza. Dovrà essere il più sottile possibile. Adagiatevi all'estremità uno dei cilindri di ripieno.



Arrotolate la pasta di mandorle 3-4 volte con la sfoglia, tagliate quindi la sfoglia.
Con il mignolo spingete in una delle due estremità un pochino il ripieno all'interno della sfoglia ed incastrateci l'altra estremità sigillando così la giunzione.


Posizionate i Kaak warka su una teglia rivestita di carta da forno e cuocete per 20-30 minuti a 160°C. Dovranno restare candidi.

Siccome ho una figlia a cui non piace sentire l'impasto senza sapore li ho leggermente spolverizzati di zucchero a velo.


Potrete accompagnare questi dolcetti con un buon thè alla menta alla tunisina.
Il thè alla menta è la bevanda più diffusa tra le popolazioni del Maghreb. La sua preparazione è un rito e viene offerto agli ospiti come benvenuto, rifiutarlo è una mancanza di rispetto nei confronti di chi lo offre, vorrebbe dire che non si vuole passare del tempo con lui.
Deve essere bevuto caldo ed oltre a dissetare è anche un ottimo digestivo.
Sembra che la differenza sostanziale tra il thè alla menta marocchino e quello tunisino consista nel fatto che quello marocchino è infuso, mentre il tunisino è cotto.

Ingredienti: (per 6 persone)

  • 3 cucchiaini di thè verde
  • 12 zollette di zucchero o miele
  • 1 manciata di menta fresca
  • 1 lt e 1/2 di acqua
  • 1 manciata di pinoli o mandorle

Innanzitutto dovrete sciacquare il thè mettendolo in un colino e versandoci sopra dell'acqua bollente. Questo serve a togliere il sapore amaro del thè.
Mettete ora il thè sciacquato in un recipiente insieme all'acqua, portate ad ebollizione, abbassate la fiamma, versate lo zucchero e fate cuocere per 10 minuti.
Immergete la menta e togliete dal fuoco.
Dopo alcuni minuti filtrate il thè con un colino e versatelo nella teiera.
Partendo dal bordo del bicchiere alzate la teiera più in alto possibile mentre versate il thè, riversatelo nuovamente nella teiera e ripetete questa operazione per 3 volte. Questo serve ad amalgamare tutti i sapori.
Versate quindi nei bicchieri e guarnite con pinoli o mandorle.








Ricetta destinata all'Abbecedario culinario mondiale che per la Tunisia è ospitato nel mio post.

lunedì 9 novembre 2015

Zrir - una dolce tradizione ci accoglie in Tunisia





Sembrava tanto lontano il momento in cui avrei dovuto ospitare la tappa dell'Abbecedario culinario mondiale quando abbiamo iniziato questa nuova avventura ed invece ecco, ci siamo.


Ospiterò la Tunisia con Tunisi, ed i ricordi di questa terra sono legati al mio viaggio di nozze, ben 34 anni e mezzo fa, lontani nel tempo eppure vivissimi.

La Tunisia è uno degli stati nordafricani che si affaccia sul Mar Mediterraneo, è disposto lungo l'estremo tratto orientale della catena montuosa dell'Atlante ed è uno dei paesi del Maghreb (dall'arabo al-Maghrib, che significa "luogo del tramonto" proprio perché è il lembo più occidentale dei paesi arabi che si affaccia sul Mediterraneo).
La capitale è Tunisi, dal berbero Tūnus che può significare "promontorio" o "luogo in cui passare la notte".


Minareto della Moschea di Zitouna - Tunisi (foto da wikipedia di BishkekRocks)
Il clima sul mar Mediterraneo ricorda molto quello delle coste siciliane, caldo ma piacevolmente ventilato e con terreno molto fertile.

Il 40% del territorio nell'interno è invece semi-desertico o desertico poiché occupato dal deserto del Sahara con scarse precipitazioni e temperature decisamente alte (45°- 47°), spesso rese ancor più opprimenti dal vento caldo del deserto, il ghibli.

Il nostro primo impatto con la realtà dell'immigrazione tunisina l'avemmo sulla nave che da Napoli ci avrebbe portati a Tunisi.

Le navi della Tirrenia sia all'andata che al ritorno erano stracolme di tunisini che con un passaggio ponte tornavano in Tunisia o venivano nel nostro paese.


Rovine romane di Cartagine (foto da wikipedia di Patrick Verdier)

L'estrema vicinanza con il nostro paese (71 km dall'isola di Pantelleria e 110 km dalla Sicilia) ha fatto in modo che le nostre culture s'incontrassero, a cominciare dall'antica Roma che con le Guerre Puniche conquistò la città di Cartagine (fondata dai Fenici nell'814 a.c.) che con lo sviluppo dell'agricoltura e l'urbanizzazione conobbe un periodo di grande prosperità.

Souk nei vicoli della Medina di Tunisi (foto da wikipedia di Tony Hisgett)


Visitare la Medina (città vecchia) di città come Hammamet (dove soggiornavamo) e Tunisi è un'esperienza straordinaria da non perdere.


Oggetti di rame nel souk En Nhas di Tunisi (foto da wikipedia di libero On line Foto)

Per visitare quella di Hammamet avemmo a disposizione una guida d'eccezione, il maître di sala del ristorante più chic del villaggio turistico in cui soggiornavamo con cui avevamo stretto una certa amicizia.
Ci portò a visitare anche il negozio della moglie nella Medina dove vendeva prodotti d'artigianato, tanto che volle far provare ai maschietti del gruppo tunica, kefiah ed egal tipici arabi con cui si fecero delle foto (nel video delle foto che ho fatto c'è anche mio marito nel tipico costume). 
Un dedalo di strette viuzze e vicoli ciechi tra le case rigorosamente tinte di bianco con le persiane, le grate artistiche alle finestre ed i portoncini di uno stupendo celeste acceso dove visitare i souk, i mercati. I negozi si riconoscevano esclusivamente dalle scritte accanto alla porta d'ingresso che sembrava in tutto e per tutto la porta di un'abitazione. A Tunisi in un negozio di tappeti fummo accompagnati sul tetto dove, da una terrazza arricchita di maioliche multicolori dipinte a mano, potemmo ammirare la Medina con le sue strade coperte da volte a botte (che da quanto ci dissero riparavano dal sole e dal vento) e dominante il minareto della Grande Moschea di Zitouna.
Il richiamo alla preghiera del muezzin che si diffondeva dal minareto della Moschea contribuiva a creare un'atmosfera suggestiva anche per chi non fosse musulmano.
Ovunque palme, magnifiche macchie di colore di buganville ed il profumo intenso del gelsomino.
Le moschee di Tunisi e Kairouan potemmo solo ammirarle da fuori e rubare qualche scatto dell'interno dalla porta aperta perché è vietato l'ingresso agli infedeli.


Moschea di Sidi Saheb conosciuta anche come Moschea del Barbiere - Kairouan 
Tuttavia nella Moschea di Sidi Saheb di Kairouan (conosciuta anche come Moschea del Barbiere perché sembra che il compagno del Profeta avesse conservato come reliquia tre peli della barba del Profeta stesso) potemmo entrare nella sala della circoncisione, stupenda per le sue maioliche colorate e lo stucco scolpito come merletto che rivela chiaramente influenze spagnole.

Kairouan, la città santa della Tunisia, è famosa per i suoi tappeti annodati a mano dalle donne che per un lavoro estenuante ricevono pochi spiccioli, mentre il loro prezzo finale è notevole.
Visitare il souk (mercato) all'interno della Medina è un'altra esperienza da non perdere. Piccole botteghe dove vendono profumi, spezie, tappeti, stoffe, oggetti in rame che lavorano sul posto, ceramiche dipinte a mano, argenteria e gioielli in oro, narghilé di tutti i colori, prodotti in cuoio, tajine, i cappelli (chachia) ed i vestiti tradizionali tunisini. 

Contrattare sul prezzo di quello che si vuole acquistare è obbligatorio, mercanteggiare per i venditori arabi è un piacere e nella bottega dove una delle coppie che viaggiava con noi decise di acquistare uno splendido tappeto il tira e molla sul prezzo durò parecchio, tra bicchieri di tè che ci venivano offerti in continuazione. Terminò solo quando il nostro amico accennò ad andarsene senza voler acquistare se non otteneva un ulteriore sconto sul prezzo.


Grande Moschea di Kairouan (foto da wikipedia di Cimoi)
Interno della Grande Moschea - Kairouan (foto da wikipedia di Jaume Ollé)

Anche il bungalow che avevamo nel parco dell'albergo ad  Hammamet era bianco con persiane celesti, delizioso anche se combattemmo una lotta estenuante con gli insetti che s'intrufolavano sotto la porta d'ingresso vistosamente sollevata rispetto al pavimento.
Sulle spiagge dalla sabbia bianchissima con gli ombrelloni di paglia nel pomeriggio si vedevano sfilare cammellieri a cavallo con diversi dromedari al seguito che non intendevano scambiare con una moglie, ma ti proponevano una cavalcata sui loro dromedari. Beh, le 3 coppie in luna di miele di cui facevo parte accettarono subito, senza immaginare che quei dromedari dall'aria mansueta avrebbero corso facendoti sfiorare tutte le piante che fiancheggiavano il sentiero col rischio di ritrovarti scaraventato a terra da un ramo.
Senza parlare del dromedario di mio marito che mi precedeva che pensò bene di fare pipì in corsa facendomi fare una doccia molto poco gradevole. :-(

Qui di seguito un video che ho creato con alcune delle diapositive scattate durante il mio viaggio di nozze, la qualità chiaramente non è delle migliori ma fanno parte dei miei ricordi.





Anche se luglio non era certo il periodo migliore per le temperature molto elevate avremmo tanto voluto fare un tour delle oasi per assaporare almeno un pò della magia del Sahara, ma a causa di un errore del corrispondente del tour operator che aveva organizzato il viaggio non fu possibile, ma è un'esperienza da fare assolutamente.


Cascate dell'Oasi di Tamerza (foto da wikipedia di Dennis Jarvis)
Oasi di Nefta (foto da wikipedia di Adbar)
Ksar Ouled Sultane - villaggio fortificato presso Tataouine (foto da wikipedia di Ian Sewell)

La ricetta che ho scelto di realizzare mi ha letteralmente conquistata per il suo valore simbolico, prima ancora che per il piacere del gusto.


Cercando ricette particolari e tipiche della pasticceria tunisina mi sono imbattuta in questo video in cui una bellissima mamma in dolce attesa preparava questo dolce con dei gesti che ricordavano un rituale. Alzato il volume del video ho ascoltato la sua spiegazione in francese e ... la scelta della ricetta era fatta.
Si chiama zrir ed è una pasta a base di semi di sesamo e nocciole tostati, ridotti in pasta e miscelati con miele o sciroppo di zucchero e burro. 
Ogni famiglia ha la propria ricetta: si può scegliere tra nocciole, mandorle o noci o anche tutti e tre i tipi di frutta secca insieme, sempre accompagnati dai semi di sesamo, il burro, il miele o lo sciroppo di zucchero o anche sciroppo e pochissimo miele insieme.
Anche la consistenza dipende dai gusti, c'è chi la preferisce molto cremosa e chi invece più granulosa.
Per ottenerla liscia e cremosa bisogna armarsi di un buon robot da cucina o di un macina caffè e di tanta tanta pazienza per ridurre i semi di sesamo e la frutta secca in una pasta cremosa. 
E' una bellissima tradizione tunisina quella di preparare questo dolce altamente nutriente per far recuperare le forze alla neo mamma dopo il parto e per stimolare la produzione di latte, ma l'evoluzione della tradizione vuole che si offra anche ai parenti ed amici che vengono a conoscere il neonato.
Essendo altamente energetico lo zrir viene servito in preziosi piccoli bicchieri da liquore, ne bastano due cucchiai per ogni bicchierino.

Per lo sciroppo di zucchero potete seguire questa mia ricetta del Marocco, lo sciroppo è sempre questo ma potete aromatizzarlo a piacere con acqua di fiori d'arancio o acqua di rose, secondo i vostri gusti. Per il miele da utilizzare, anche in piccola quantità se abbinato allo sciroppo di zucchero, credo sia meglio sceglierne uno dai sentori di fiori, come il millefiori o quello d'acacia.
Ma veniamo alla ricetta che è veramente semplice.

Ingredienti (per 10 porzioni):

  • 300 gr di nocciole 
  • 300 gr di semi di sesamo
  • 75 gr di burro
  • 170 gr di sciroppo di zucchero o miele (secondo i gusti)
  • pinoli per guarnire
Innanzitutto tosterete, a fiamma bassa per evitare che brucino, i semi di sesamo per 5 minuti e le nocciole con la pelle per 10 minuti.

Una volta tostate le nocciole le sfregherete con un panno per eliminare il più possibile la pellicina che le ricopre.

Una volta freddi passerete i semi di sesamo e le nocciole nel mixer, fino a renderli una pasta cremosa. Questo è sicuramente il lavoro che richiede più tempo, bisognerà infatti far lavorare il mixer ad intervalli perché non si surriscaldi. Se volete uno zrir particolarmente cremoso dovrete lasciare i semi e le nocciole nel mixer fino a che non rilasceranno le loro sostanze oleose formando una pasta liscia e fluida, altrimenti una volta ottenuta una pasta cremosa ma non ancora liquida potete procedere con la fase successiva.

In un tegame dal fondo spesso versate la pasta di sesamo e nocciole ottenuta, aggiungeteci il miele reso fluido con il burro passandoli pochi secondi al microonde, mescolate con un cucchiaio di legno fino a che il tutto non sia diventato cremoso e quando inizia a bollire togliete dal fuoco.



Lasciate raffreddare appena e versatene due cucchiai in ciascun bicchierino, guarnendo con alcuni pinoli ma anche con pistacchi secondo i gusti. 

Ricordate che lo zrir come si raffredda si indurisce. 
Può essere conservato diverse settimane in un barattolo di vetro. 



Non è bella questa dolce tradizione? Sicuramente anche nel nostro bel paese ci saranno delle tradizioni simili legate alla nascita di un bimbo, io proverò a cercarle.

Ora aspetto le vostre ricette tunisine, avete tempo fino al 29 novembre per lasciare il link al vostro post tra i commenti a questo mio post.
Ricordate di inserire nel post della vostra ricetta il link all'Abbecedario culinario mondiale, il logo dell'iniziativa che trovate qui sopra ed il link a questo mio post.
Poche regole per viaggiare insieme a noi, scoprire tanti paesi più o meno lontani, imparare le loro abitudini a tavola e scovare tante ricette tipiche che arricchiranno le nostre conoscenze in cucina.
Vi aspetto in Tunisia quindi, a presto!!  =^-^=


LE RICETTE TUNISINE RACCOLTE PER QUESTA TAPPA 

  1. PASTA DA BRICK FATTA IN CASA    http://le-tenere-dolcezze-di-resy.blogspot.it/2014/09/la-pasta-da-brick-tunisina-fatta-in.html
  2. CIGARES AU POULET               http://le-tenere-dolcezze-di-resy.blogspot.it/2014/09/la-pasta-da-brick-tunisina-fatta-in.html
  3. KAAK WARKA                      http://le-tenere-dolcezze-di-resy.blogspot.it/2015/11/kaak-warka-le-ciambelline-con-ripieno.html
  4. THE' ALLA MENTA TUNISINO        http://le-tenere-dolcezze-di-resy.blogspot.it/2015/11/kaak-warka-le-ciambelline-con-ripieno.html
  5. TAJINE WARKA                    http://www.tortadirose.it/salati/tajine-warka-tunisia
  6. GATEAUX AUX PISTACHES           http://le-tenere-dolcezze-di-resy.blogspot.it/2015/11/gateaux-aux-pistaches-la-straordinaria.html
  7. CHAKCHOUKA               http://muvara.blogspot.com.es/2015/11/labbecedario-culinario-mondiale.html
  8. BOUZA                           http://tor-te-e-din-tor-ni.blogspot.it/2015/11/bouza.html
  9. BASBOUSA                        http://unpezzodellamiamaremma.com/basbousa-i-profumati-dolcetti-tunisini/#comment-6720
  10. CREME ASSIDA AUX NOISETTES      http://le-tenere-dolcezze-di-resy.blogspot.it/2015/11/la-creme-assida-aux-noisettes-tunisia.html
  11. LABLABI                         http://www.viaggiarecomemangiare.ifood.it/2015/11/lablabi-minestra-di-ceci.html
  12. BOULOU                          http://zibaldoneculinario.blogspot.it/2015/11/boulou-un-classico-della-cucina-tunisina.html   
  13. BRIK A'L'OEUF                  http://adietadalunedi.blogspot.it/2015/11/brik-loeuf-dalla-tunisia-per-labc.html  
  14. SHAKSHUKA                       http://www.pulcetta.com/2015/11/recipe-shakshouka.html
  15. INSALATA TUNISINA             http://muvara.blogspot.it/2015/11/labbecedario-culinario-mondiale_28.html
  16. MAKOUD                       https://dalbagnoallacucina.wordpress.com/2015/11/29/makoud/
  17. BEJMA                         http://muvara.blogspot.it/2015/11/labbecedario-culinario-mondiale-bejma.html
  18. TAJINE EL BEY                    http://tor-te-e-din-tor-ni.blogspot.it/2015/11/tajine-el-bey.html
  19. BRIK ALL'UOVO                   http://cindystarblog.blogspot.it/2015/11/brik-alluovo-tunisino.html
  20. BISCOTTO ARROTOLATO ALLA CONFETTURA DI MELA COTOGNA   http://lacucinadianisja.blogspot.it/2015/11/biscotto-arrotolato-alla-marmellata-di.html